"Vivere nei miei termini umani, imperfetti"

Avete presente quando, dopo tanti anni, capisci finalmente che la tua ricerca di perfezione, la tendenza alla modestia sempre e comunque, e quel pizzico di competizione (sempre e solo con te stessa) hanno un nome? Ebbene io l'ho trovato e calza a pennello. Si chiama Sindrome dell'impostore

Chi è l'impostore? Sono io, sono proprio io. Sono io che non mi merito complimenti o lodi, sono sempre io che non mi merito il successo perché sicuramente ho ottenuto quello che ho per fortuna, caso o altrui defezione, non per meriti, fatica o studio. Prima o poi mi scopriranno!

È questo quello che la mia mente pensa appena si trova davanti ad una persona che riconosce le mie qualità e le mie capacità. In questa enorme distorsione che la mente compie diventiamo sia l'impostore che il giudice dell'impostore

Sono sicura di essere in buona compagnia, sicuramente ci saranno tantissimi altri presunti impostori che stanno leggendo queste righe

Non vi voglio annoiare con analisi psicologiche del fenomeno perché non ne ho le facoltà (questa volta sul serio) ma semplicemente raccontarvi di alcuni espedienti che ho trovato particolarmente funzionali nel mio caso





Il primo passo è quello della trasparenza, della verità a tutti i costi. L'essere completamente nudi e umili, un libro spalancato a partire dalla vita di tutti i giorni, senza mai sforzarsi di aderire alle aspettative altrui che poi sentiamo di non poter disattendere. Quello che diciamo è quello che sappiamo, quello che facciamo è quello che pensiamo. Tutto coerente, tutto nitido. Questa è sempre stata per me la parte più semplice del cammino




Il secondo passo è buttarsi, tuffarsi di testa o a bomba, tuffarsi con la rincorsa o un centimetro di pelle alla volta è indifferente, ma buttarsi prima di cominciare a pensare come farlo. Non  ci saranno mai le condizioni ideali o il vento sempre a favore. Non saremo mai pronti come vorremmo, non sapremo mai rispondere a tutte le domande. Rischieremo di non andare mai avanti, ma lo stallo (o lo stagno) non ha mai fatto bene a nessuno

Il terzo passo è accettare, arrendersi al fatto che la perfezione esiste solo sul dizionario. Questo, almeno per me, è sempre stato lo scoglio più difficile. La resa. Accettare la fallibilità, la mancanza e l'imprevisto, accettare di poter cadere. Queste sono tutte ipotesi reali e dobbiamo solo prenderne atto, ma in compenso possiamo lavorare sulla paura di poter cadere, possiamo scegliere di non ascoltarla

di buttarci

di fiorire



Il titolo è una citazione dal libro Diari di Sylvia Plath

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