Visioni di bellezza

Non so perché ma a volte i ricordi del liceo, e di quello che hai imparato, tornano a bussare per il fantastico principio de: "Non ti preoccupare, prima o poi ti tornerà utile"

Qualche giorno fa è tornato a galla un concetto della cultura greca (nonostante io non abbia mai studiato il greco), che però viene fuori in ogni liceo che si rispetti ed è una quasi parolaccia scioglilingua

Kalokagathia

Kalokagathia o meglio Kalòs Kai agathòs, tradotto come "bello è anche buono". Non sono un'esperta di del pensiero e della filosofia greca, ma quello che ricordo è che i greci facevano coincidere il bello esteticamente con il valoroso e moralmente giusto




Beh, certo sappiamo benissimo quanto i parametri estetici soggetti al gusto personale siano vari e molteplici. Oggi nel 2020 non ci sogneremo mai di dire che qualcuno bello in assoluto e ancor di meno ci sogneremo di far necessariamente coincidere a questa fantomatica bellezza visiva una pulizia morale

Allora quando scrivo di bellezza a cosa mi riferisco? A cosa penso quando uso l'aggettivo bello/a?

A nulla che abbia a che fare con la copertina del libro, nulla che abbia a che fare con la buccia del frutto, nulla che abbia a che fare con una forma esiliata dalla sostanza


Certo i sensi sono pienamente coinvolti in questa definizione, e sicuramente la vista la fa da padrona, ma quindi cos' è che mi fa utilizzare la parola bellezza e bello/a? Quale visione sensoriale mi stimola a definirla bella?




Me lo sono chiesta tante volte

La risposta può essere solo una declinata in molteplici aspetti. L'armonia. Un accordo equilibrato di forze, di intenti, di energie

L'armonia tra la forma e il suo contenuto, tra il suono e il significato, tra il colore e la sensazione, tra il movimento e l'intenzione

Una coerenza di pensiero, parola e azione come una cascata che non può che cadere nella miriade infinita di zampilli diversi tra loro, ma coerenti

Una linearità che può assumere mille e più curve, che può fare giri e rigiri infiniti ma mai linee spezzate, interrotte, buchi

La sfida è saper cogliere la bellezza quando l'orchestra non suona il repertorio ma improvvisa e comunque riconoscere che ogni elemento è funzionale all'armonia





Ecco che mi viene in aiuto Vanda Scaravelli, che con due frasi spazza via tutta la mia fatica di trovare le parole giuste:

    "La bellezza è assenza di un'azione specifica e determinata. È la libertà dalla schiavitù di una forma ideale che ci indirizzi in una particolare direzione, eliminando in tal modo le molteplici possibilità di percorrere strade diverse, pericolose alle volte, ma sempre stimolanti"

E se notiamo l'armonia coerente fuori dalla pratica, possiamo perfettamente capire come trovarla anche sul tappetino:

    "C'è unità quando tutte le parti del corpo partecipano alla medesima attività simultaneamente, questa è la bellezza dello yoga"

Una bellezza non da ritrovare nell'estetica della postura ma nella perfetta coerenza e armonia che si viene a creare nel particolare:

Questo momento preciso
Questa persona
Questa postura
Questo pensiero

Quando tutto sarà allineato allora avremo fatto una bella pratica!

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